Tutte a casa

“Tutte a casa – memorie digitali da un mondo sospeso” è il titolo del social movie distribuito a partire dal marzo 2021 a cui hanno partecipato 500 donne protagoniste di oltre 8.000 video prodotti e che compongono un mosaico di memorie digitali della pandemia da  Covid-19. L’archivio  indaga le reazioni dell’animo femminile, cosa ci spinge a reagire durante una crisi e come si rinasce, a volte più forti, a volte più fragili, o semplicemente diverse.

L’archivio e l’ecosistema della partecipazione

Gli oltre 8000 videodiari arrivati da parte di più di 500 donne dall’8 marzo al 18 maggio 2020 non sono confluiti tutti nel montaggio finale del documentario, ma restano una testimonianza unica e preziosa di un momento storico eccezionale. Per questo l’associazione “Tutte a casa” ha deciso di creare un archivio di memoria collettiva, facendo una selezione  ponderata dei videodiari e rendendoli consultabili nella loro forma integrale sulla piattaforma xDams. Ogni videodiario è stato catalogato per nome o argomento, descritto per segmenti, e indicizzato per temi, parole chiave e luoghi.
L’ecosistema della partecipazione ha comportato la creazione di gruppi di lavoro in cui tutte le professioniste facenti parte dell’associazione hanno collaborato per creare un clima di condivisione, orizzontalità, gentilezza e partecipazione. All’interno di questo ambiente di lavoro sono stati valorizzati lo spirito critico e creativo. Per spirito critico si intende l’atteggiamento riflessivo di chi non accetta nessuna affermazione senza interrogarsi sulla sua validità e fondatezza. Per atteggiamento creativo si intende, invece, un’attitudine aperta alla sperimentazione, alla condivisione degli obiettivi, alla ridiscussione dei linguaggi. Il progetto “Tutte a casa” ha creato uno spazio comune di crescita e condivisione, individuale e collettiva, attraverso la costituzione di un’associazione di donne di diversa provenienza, formazione, età, e competenze e che è stato vissuto con un atteggiamento di arricchimento e di costruzione.

Tutte a casa: il film

Il film nasce dal collettivo “Tutte a casa” composto da 16 professioniste del mondo dello spettacolo e della comunicazione che si sono conosciute su una pagina Facebook i primi giorni di marzo 2020. Hanno quindi lanciato una call in cui chiedevano a donne di tutte le età e provenienze sociali di inviare video, realizzati con lo smartphone, in cui narrassero la loro “quarantena”, che cosa stesse accadendo nelle loro case. Davanti agli 8.000 video inviati da circa 500 donne, supportate da una regia a distanza, per la creazione di una narrazione dall’ampio respiro cinematografico, sono state scelte alcune parole chiave: la casa, il corpo, la cura, la crisi, la rinascita, la libertà.

Ne è nato un affresco di voci del lockdown da marzo a giugno 2020 in Italia, narrato dal punto di vista delle donne: un osservatorio alternativo rispetto alla narrazione mainstreaming, tutta al maschile, della pandemia. I media, durante la quarantena, davano spazio solo a virologi, politici e scienziati e nessuno conosceva “la versione delle donne”. Eppure oggi sappiamo che sono loro ad aver pagato il prezzo più alto della pandemia, in termini economici, lavorativi, ma non solo. Il racconto nato dal “tempo sospeso” è un’indagine poetica che si smarca completamente dalla narrazione d’inchiesta ma cerca le ragioni profonde e il senso di un vero e proprio “paradosso temporale”: un periodo in cui sembrava non accadere nulla ma stava avvenendo tutto, dentro le mura domestiche.Il film è stato prodotto dal collettivo Tutte a casa, con un crowdfunding su Produzioni dal basso: la raccolta fondi durata 3 mesi ha superato l’obiettivo di 15.000 euro. È stato realizzato anche grazie al sostegno di Consiglio Regionale della Puglia Teca del Mediterraneo, Coop. Soc. Il Nuovo Fantarcae Sofia Klein film.

Note di regia

“La narrazione della pandemia si è da subito fondata su parole come ‘guerra’ e ‘battaglia’, riproponendo il modello dell’eroe saldo e coerente, un archetipo che si distanziava dalla realtà che stavamo vivendo. Virologi, politici, vertici della protezione civile: le voci della prima fase della pandemia sono state per la maggioranza maschili, come se le donne fossero escluse dalle decisioni più importanti e non avessero opinioni né competenze utili alla gestione pubblica dell’emergenza. Eppure, le conseguenze maggiori sono state pagate soprattutto dalle donne, che spesso si sono trovate a gestire un carico di responsabilità e di cura cresciuto esponenzialmente con l’inizio del lockdown.

Con questo film abbiamo voluto soffermarci sul punto di vista femminile durante la quarantena, concependo un lavoro di indagine poetica che oltrepassasse i limiti dell’oggi e dell’urgenza del Covid-19. Attorno al progetto si è creata una comunità di donne che quotidianamente è stata sollecitata nella produzione di video diari che mettessero al centro alcuni temi: la cura, il corpo, la casa, la crisi, la natura, la libertà e così l’autonarrazione attraverso il cellulare è diventata un processo collettivo e sociale.  La regia non è demandata, ma è realmente partecipativa e orizzontale, per questo il film è un esperimento unico all’interno del panorama dei social movie. Lo sforzo registico è stato anche nel montaggio finale, nella scelta e combinazione dei pezzi di un’enorme mole di materiali audiovisivi. Un incredibile archivio, utile per il nostro futuro. In un mosaico di vite e di volti, il montaggio tiene uniti i tasselli scomposti dalla crisi creando una narrazione intima, epica e sussurrata di uno dei momenti più stravolgenti della storia contemporanea”. 

(Nina Baratta, Cristina D’Eredità, Eleonora Marino)