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Le elezioni del 2 giugno 1946

Il 2 giugno 1946 per la prima volta le donne poterono esercitare il diritto di voto in un'elezione nazionale, partecipando attivamente alla scelta tra monarchia e repubblica e l'elezione dei deputati e delle deputate dell'Assemblea Costituente.
Il 31 gennaio 1945 il Consiglio dei Ministri aveva emanato un decreto legislativo luogotenenziale, pubblicato il 1° febbraio, che sanciva il suffragio universale e riconosceva il diritto di voto alle donne, escludendo l’eleggibilità delle donne, sancita solo dal decreto n. 74 del 10 marzo 1946. Le donne poterono quindi esercitare il loro diritto elettorale, attivo e passivo da marzo ad aprile 1946 in occasione delle elezioni amministrative. Fu però con il voto del 2 giugno 1946 che le donne, ad eccezione delle prostitute “vaganti”, che esercitavano, cioè "il meretricio fuori dei locali autorizzati”, divennero per la prima volta soggetti attivi nella costruzione dell’identità nazionale. Quali furono i sentimenti e le emozioni di tante donne che, spesso prive di esperienza politica, furono investite nella loro quotidianità di una responsabilità a loro estranea? Quale senso attribuirono al diritto di voto?
Le elette all’Assemblea costituente furono 21: nove della DC, nove del PCI, due del PSIUP ed una del partito dell’Uomo qualunque. "Se non avessimo avuto quelle donne all'Assemblea Costituente è difficile pensare che un'assemblea tutta maschile avrebbe introdotto nella Costituzione quegli articoli fondamentali sulla parità".

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