Percorsi
La guerra
Il tema della guerra viene affrontato da una prospettiva intima, emotiva e capovolta, focalizzata interamente sul vissuto e sull'immaginario delle donne. La dichiarazione di guerra di Mussolini squarcia così il silenzio domestico, insinuandosi nell’intimità di case destinate a trasformarsi in bersagli da colpire e distruggere in un tempo sospeso tra passato e presente. La guerra irrompe nei racconti delle protagoniste come una sequenza di dettagli, di paure e di traumi: la gita al mare a Rimini, il vestito azzurro indossato a Posillipo, i bombardamenti sulle città, la corsa a perdifiato per le strade di Roma verso San Lorenzo, la scoperta della sorella morta, i capelli del padre incanutiti all'improvviso per lo spavento delle incursioni a Napoli e i denti che, per la paura incontrollabile delle bombe, non smettono di battere e la fame nera come nero era il pane.
La morte è uno strappo improvviso, un dolore che costringe le giovani donne dell'epoca a confrontarsi con l’orrore della perdita e a elaborare il lutto in fretta, così da poter garantire la sopravvivenza delle persone più fragili. In un'Italia devastata, l'assenza degli uomini, partiti per il fronte o nascosti come partigiani, lascia quasi esclusivamente alle donne il compito di gestire la ricerca dei corpi, le sepolture di fortuna e il peso psicologico di famiglie spezzate.
Nei racconti delle donne le immagini della guerra si materializzano nell’ascolto. Il "suono della guerra" è un elemento centrale della narrazione, ricostruito attraverso i ricordi acustici delle protagoniste e l'uso del montaggio sonoro. L'ululato della sirena antiaerea è il primo, drammatico spartiacque. Questo suono interrompe bruscamente la normalità e attiva il riflesso incondizionato della fuga verso i rifugi o le grotte, rimanendo impresso come il rumore del pericolo imminente. Segue il rombo degli aerei e il sibilo delle bombe in caduta nell'attesa angosciante del boato. Per le donne che hanno vissuto quel periodo, i rumori del conflitto si sono trasformati in tracce indelebili, capaci di evocare "l’incubo della morte che si avvicina" anche a distanza di oltre ottant'anni. Questa dimensione acustica crea un contrasto stridente con la voce pacata, ma ferma, delle anziane intervistate. È proprio la loro parola a curvare il tempo, aprendo un varco emotivo in cui l'angoscia e l'orrore della guerra smettono di essere un ricordo del passato per farsi presenza concreta, testimonianza viva che interroga, oggi come allora, la nostra quotidianità.