Percorsi

Attraverso

Infanzia

L'infanzia è il tempo delle prime scoperte, ma anche delle prime regole. È il momento in cui impariamo a stare nel mondo osservando chi ci circonda, ascoltando ciò che viene detto e ciò che rimane implicito. Attraverso la famiglia, la scuola, le amicizie e l'ambiente in cui cresciamo, prendono forma le idee su cosa significhi essere una bambina, una ragazza, una donna; su quali desideri siano considerati legittimi e quali, invece, sembrino fuori posto.

I racconti raccolti in questo percorso mostrano come l'infanzia non sia mai un'esperienza neutra. Essa appare come uno spazio in cui si costruiscono immaginari, relazioni e possibilità future. È il luogo delle prime domande sul corpo, sull'autonomia, sulla maternità, sul lavoro, sull'amore e sulla libertà. Ma è anche il luogo in cui nascono i rifiuti, le resistenze e le alternative: la scoperta che esistono modi diversi di essere donna, di abitare la propria vita e di immaginare il proprio futuro.

Attraverso memorie intime e riflessioni retrospettive raccolte nei diversi archivi di Osmonaute — dalle testimonianze di chi ha vissuto l'infanzia tra le guerre a quelle di chi è cresciutə nel periodo della pandemia, fino ai racconti di generazioni e contesti differenti — emergono molteplici modi di attraversare questo tempo della vita. Accostando queste voci, il percorso mette in luce come l'infanzia assuma significati diversi a seconda delle epoche, delle condizioni sociali e delle esperienze individuali, offrendo una pluralità di sguardi attraverso cui interrogare il rapporto tra crescita, identità, aspettative e libertà.

Attraverso

Diritti

ll tema dei diritti è estremamente composito e articolato, poiché riguarda molteplici ambiti della società: dal lavoro alla politica, dall'istruzione alla salute, dalla violenza di genere ai diritti civili, così come a quelli riproduttivi. A seconda del contesto storico e culturale, i discorsi sui diritti che attraversano le storie delle donne di Senza rossetto, Lunàdigas e Tutte a casa, assumono sfumature diverse. Se il tema dei diritti in Senza rossetto ruota intorno a quello della libertà e della liberazione dalla dittatura fascista prima e dall’occupazione nazifascista poi, a quello del diritto di voto e dunque, all’assunzione di una nuova identità politica e civile, in Lunàdigas il focus è sui diritti riproduttivi, sulla necessità di legittimare la posizione delle donne senza figli, oltre ai diritti della comunità LGBTQ+. Mentre per le donne di Tutte a casa, il confinamento forzato in tempo di pandemia, misura presa dal governo per contrastarne la diffusione, spinge alla riflessione sull’importanza del diritto alla libertà individuale e all’autodeterminazione.

Senza rossetto

La guerra

Il tema della guerra viene affrontato da una prospettiva intima, emotiva e capovolta, focalizzata interamente sul vissuto e sull'immaginario delle donne. La dichiarazione di guerra di Mussolini squarcia così il silenzio domestico, insinuandosi nell’intimità di case destinate a trasformarsi in bersagli da colpire e distruggere in un tempo sospeso tra passato e presente. La guerra irrompe nei racconti delle protagoniste come una sequenza di dettagli, di paure e di traumi: la gita al mare a Rimini, il vestito azzurro indossato a Posillipo, i bombardamenti sulle città, la corsa a perdifiato per le strade di Roma verso San Lorenzo, la scoperta della sorella morta, i capelli del padre incanutiti all'improvviso per lo spavento delle incursioni a Napoli e i denti che, per la paura incontrollabile delle bombe, non smettono di battere e la fame nera come nero era il pane.
La morte è uno strappo improvviso, un dolore che costringe le giovani donne dell'epoca a confrontarsi con l’orrore della perdita e a elaborare il lutto in fretta, così da poter garantire la sopravvivenza delle persone più fragili. In un'Italia devastata, l'assenza degli uomini,  partiti per il fronte o nascosti come partigiani, lascia quasi esclusivamente alle donne il compito di gestire la ricerca dei corpi, le sepolture di fortuna e il peso psicologico di famiglie spezzate.
Nei racconti delle donne le immagini della guerra si materializzano nell’ascolto. Il "suono della guerra" è un elemento centrale della narrazione, ricostruito attraverso i ricordi acustici delle protagoniste e l'uso del montaggio sonoro. L'ululato della sirena antiaerea è il primo, drammatico spartiacque. Questo suono interrompe bruscamente la normalità e attiva il riflesso incondizionato della fuga verso i rifugi o le grotte, rimanendo impresso come il rumore del pericolo imminente. Segue il rombo degli aerei e il sibilo delle bombe in caduta nell'attesa angosciante del boato. Per le donne che hanno vissuto quel periodo, i rumori del conflitto si sono trasformati in tracce indelebili, capaci di evocare "l’incubo della morte che si avvicina" anche a distanza di oltre ottant'anni. Questa dimensione acustica crea un contrasto stridente con la voce pacata, ma ferma, delle anziane intervistate. È proprio la loro parola a curvare il tempo, aprendo un varco emotivo in cui l'angoscia e l'orrore della guerra smettono di essere un ricordo del passato per farsi presenza concreta, testimonianza viva che interroga, oggi come allora, la nostra quotidianità.

Senza rossetto

Memoria

"Nella Storia con la s maiuscola c'è stata una specie di cancellazione del ruolo delle donne, salvo qualche punta, qualche caso, e quindi c'è stata una specie di storia parallela, dovuta soprattutto a storiche femministe", ricorda Marisa Rodano; e "non esiste cultura senza memoria" - incalza Fausta Monelli - "Direi che non esiste vita perché se lei pensa alla sua stessa vita, lei sente il bisogno di pensare a quando era piccola, a quello che è riuscita a fare, agli insuccessi, alle punizioni e ai premi, ai sogni e alle delusioni di quando era piccola, per cui lei adesso è quello che era da piccola cresciuta. Quindi senza memoria non si costruisce nulla, nulla"… In Senza rossetto, la memoria delle donne assume lo spessore e la densità della lunga durata: non si limita a registrare i fatti, ma restituisce la dimensione umana del vissuto, il modo intimo e collettivo in cui le donne hanno attraversato il tempo. Questo flusso di testimonianze si configura come un atto politico e generazionale di trasmissione di una vera e propria storia parallela, capace di consegnare alle generazioni più giovani le tracce di un'identità e di una storia sommersa dalla storiografia ufficiale. Memoria che si scontra inevitabilmente con la violenza della rimozione, sia quella intima, legata ai traumi indicibili della guerra e della morte, sia quella storica e culturale, che per secoli ha condannato all'invisibilità l'esperienza femminile. Il racconto si muove così in un territorio frammentato e increspato, fatto di assenze sistemiche, vuoti d'archivio e silenzi dolorosi, dove l'atto stesso di ricordare diventa una forma di resistenza contro l'oblio.

Lunàdigas

Piccole donne

L’infanzia è il primo spazio in cui impariamo cosa significa “essere donna”. Attraverso parole, modelli familiari, culturali ed aspettative, molte bambine crescono associando la cura e la maternità alla propria identità. L’infanzia è anche il luogo in cui iniziano a sedimentarsi immaginari alternativi, desideri, rifiuti, domande. In questo percorso ci interroghiamo su quanto le nostre scelte siano autentiche e quanto invece costruite fin dai primi anni di vita, attraverso la famiglia, i ruoli di genere e i modelli che abbiamo avuto intorno - o che sono mancati. Le testimonianze raccolte attraversano ricordi, dubbi e sensazioni spesso difficili da nominare: il sentirsi fuori posto rispetto all’immaginario della maternità, il peso delle aspettative, il rapporto con la propria crescita e l’importanza di incontrare modelli alternativi di femminilità e di vita. Un viaggio dentro ciò che ereditiamo da bambinə e ciò che scegliamo, o meno, di diventare.

Lunàdigas

Istinto/Natura

Quanto ancora le donne sono condizionate dalla concezione di essere nate per diventare madri? In questo percorso ci interroghiamo sull’influenza della natura nelle nostre scelte: siamo obbligate a provare un istinto materno in quanto femmine? L’infertilità ci rende strane, o meno donne? Grazie alle testimonianze selezionate affrontiamo le difficoltà non socialmente accettate sulla maternità, il giudizio della famiglia di origine (o dei colleghi di lavoro), l’accettazione di sé stesse nonostante le diversità interiori di ognuna.

Lunàdigas

Lavoro

Tramite questo percorso ci interroghiamo sulla relazione tra il lavoro e la scelta riguardo alla
maternità: carriera e maternità viaggiano su binari paralleli? Possono intersecarsi senza
sacrificare il proprio sé? Le testimonianze stimolano una riflessione profonda e sfidante,
attraverso un viaggio tra esperienze e dubbi discordanti.

Lunàdigas

Corpo

Il rapporto di una donna con il proprio corpo è un confine intimo e complesso, profondamente sfidato dalla prospettiva della maternità. Mentre per alcune la gravidanza è celebrata come una naturale metamorfosi, per altre rappresenta uno stravolgimento fisico temuto e invalidante. La potenziale alterazione permanente, dalle cicatrici alla temporanea perdita di autonomia, spinge oggi un numero crescente di donne verso una consapevole scelta di non avere figli. Decidere di non affrontare una gestazione per preservare la propria integrità fisica non è un banale atto di vanità, ma una lucida rivendicazione di controllo. È il riconoscimento onesto dei propri limiti e del diritto fondamentale di mantenere il proprio corpo come uno spazio esclusivamente proprio.

Lunàdigas

Mia madre

Il rapporto con la madre e la famiglia d'origine è, per molte donne, il primo e più influente capitolo della propria storia personale. È un legame fatto di radici che ancorano, ma a volte anche di rami da cui doversi districare per poter fiorire. Ascoltando le voci di diverse donne, emerge un mosaico di esperienze intime, sfaccettate e profondamente autentiche. Queste testimonianze ci ricordano che non esiste un copione universale per i legami familiari. Che si tratti di un porto sicuro da cui non ci si vuole allontanare, o di un nodo da sciogliere con fatica e coraggio, il confronto con chi ci ha messo al mondo rimane il passaggio più intenso per la costruzione della nostra libertà emotiva.

Lunàdigas

Eredità

Le donne senza figli si interrogano sulla loro vecchiaia e sul significato della trasmissione della propria eredità materiale e immateriale. A chi lasciare i propri averi, dalla chitarra alla macchina fotografica, ma soprattutto le esperienze e i saperi accumulati in una vita? Un percorso tra storie, affetti e possibilità, fatalismo, timore e leggerezza, in cui gli assi ereditari familiari si aprono a favore di figli e figlie d’anima e della comunità.