Percorsi
Eredità
Le donne senza figli si interrogano sulla loro vecchiaia e sul significato della trasmissione della propria eredità materiale e immateriale. A chi lasciare i propri averi, dalla chitarra alla macchina fotografica, ma soprattutto le esperienze e i saperi accumulati in una vita? Un percorso tra storie, affetti e possibilità, fatalismo, timore e leggerezza, in cui gli assi ereditari familiari si aprono a favore di figli e figlie d’anima e della comunità.
LGBTQ+
Un viaggio tra le testimonianze dell’Archivio Vivo di Lunàdigas che più si interrogano sul tema della genitorialità dal punto di vista LGBTQ+ tra storie di vita personale, contesti legislativi e orizzonti da traguardare. L’esperienza di Laura Como Grasso, grande madre del movimento omosessuale sardo, il percorso ad ostacoli di Silvia, madre, insieme alla compagna, di due bambine; i dubbi e i desideri di maternità di Alice, giovanissima, e lo stato dei diritti riconosciuti alle coppie lesbiche in Italia e all’esterno; la testimonianza di Elia e quella di Eleonora, nei rispettivi percorsi di autodefinizione e autodeterminazione di genere e relazionale.
Pillole partigiane
Ma se non c'erano le donne, ancora avevamo i tedeschi e fascisti in casa, porca zozza. Tina Costa rivendica con orgoglio il ruolo determinante delle donne nella Resistenza italiana: le donne hanno curato, vestito i soldati sbandati, hanno dato loro i soldi per poter ritornare a casa. Staffette, ufficiali di collegamento, affrontano posti di blocco con paura e determinazione per trasportare, volantini, ordini, medicine; avvisano gli antifascisti in pericolo. Usano a volte l'ironia sugli stereotipi e recitano il ruolo che si chiede loro di rappresentare, ai posti di blocco, ingannando le pattuglie fasciste: così è per Luigina Forcella che presidia la fuga del fidanzato partigiano. Finiscono in carcere, a via Tasso, come Iole Mancini, sotto lo sguardo gelido e i modi violenti di un ufficiale tristemente famoso, Erich Priebke. E Resistono. Altre prendono le armi e partecipano alle azioni più clamorose fondative della Resistenza romana: Iole ricorda l'amica Carla Capponi, protagonista dell'azione dei Gap a Via Rasella e partigiana combattente vicecomandante di una formazione partigiana.
Le elezioni del 2 giugno 1946
Il 2 giugno 1946 per la prima volta le donne poterono esercitare il diritto di voto in un'elezione nazionale, partecipando attivamente alla scelta tra monarchia e repubblica e l'elezione dei deputati e delle deputate dell'Assemblea Costituente.
Il 31 gennaio 1945 il Consiglio dei Ministri aveva emanato un decreto legislativo luogotenenziale, pubblicato il 1° febbraio, che sanciva il suffragio universale e riconosceva il diritto di voto alle donne, escludendo l’eleggibilità delle donne, sancita solo dal decreto n. 74 del 10 marzo 1946. Le donne poterono quindi esercitare il loro diritto elettorale, attivo e passivo da marzo ad aprile 1946 in occasione delle elezioni amministrative. Fu però con il voto del 2 giugno 1946 che le donne, ad eccezione delle prostitute “vaganti”, che esercitavano, cioè "il meretricio fuori dei locali autorizzati”, divennero per la prima volta soggetti attivi nella costruzione dell’identità nazionale. Quali furono i sentimenti e le emozioni di tante donne che, spesso prive di esperienza politica, furono investite nella loro quotidianità di una responsabilità a loro estranea? Quale senso attribuirono al diritto di voto?
Le elette all’Assemblea costituente furono 21: nove della DC, nove del PCI, due del PSIUP ed una del partito dell’Uomo qualunque. "Se non avessimo avuto quelle donne all'Assemblea Costituente è difficile pensare che un'assemblea tutta maschile avrebbe introdotto nella Costituzione quegli articoli fondamentali sulla parità".
Cambiamento
Tra le narrazioni femminili, il “cambiamento” assume sfumature diverse. La parola attraversa i racconti delle donne di Senza Rossetto, Lunàdigas, Tutte a Casa. Adriana Amalfitani incontra la guerra, si fa forza e diventa capofamiglia “per me è stato un cambiamento improvviso, però - diciamo - avevo una forza di volontà che pensavo di riuscire a fare chissà che cosa“, Maria Leoni la fine del conflitto e la tranquillità raggiunta “Finita la guerra sembrava un paradiso, per quanto mancavano tante cose, però si stava a casa tutti quanti”. Per Lunàdigas, che indaga sulle scelte riproduttive e sull’autodeterminazione dei corpi, Valeria Viganò ricorda il “cambiamento epocale” della rivoluzione femminista, Lea Melandri il “cambiamento generazionale” sulla narrazione del parto che diventa un racconto del corpo. Le donne al lavoro di Tutte a casa si preparano ad affrontare i cambiamenti determinati dall’emergenza della pandemia: la dentista Simona Torlai racconta gli aggiornamenti professionali, la tassista Palmira Tropea riprende la città immobile e aggiunge: sono mediamente tranquilla perché ho capacità di adattamento. Chissà forse quest’anno sarò costretta a cambiare lavoro? Sarebbe il mio sogno più grande.
Lavoro
Il tema del lavoro delle donne in Senza rossetto, riguarda anche le bambine delle fasce più povere della popolazione e meno scolarizzate. I racconti sul lavoro minorile sotto il fascismo sono diversi e concentrati soprattutto nelle campagne e nelle industrie, ma anche nelle case private, dove molte bambine lavoravano come domestiche o balie. Non mancano i racconti di insegnanti, di impiegate e di chi, anche se diplomata o laureata, si è dedicata alla cura della famiglia. Le voci di lavoro in Lunàdigas sono quelle di donne che hanno privilegiato o anteposto il lavoro alla maternità, scelta sulla quale ricade spesso, più frequentemente da parte di altre donne, il giudizio sociale e familiare e la disapprovazione per una rinuncia che appare come egoistica o eccentrica rispetto ad un femminile codificato. In Tutte a casa la pandemia di COVID-19 ha avuto ripercussioni significative sul mercato del lavoro, cambiando gli scenari, anche urbani, con la chiusura o la limitazione di numerose attività economiche e l’introduzione del lavoro da remoto. Tra i racconti di chi rimane a casa, si fanno spazio quelli di tassiste che attraversano le città deserte in attesa dei pochi, sparuti clienti o di cassiere che lavorano dietro barriere in plexiglass, con indosso guanti monouso e mascherine.
Didattica a distanza
Durante l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19, la didattica a distanza (DAD) è diventata una modalità fondamentale per garantire la continuità dell’istruzione. Con le scuole chiuse per evitare il contagio, studenti e insegnanti si sono spostati online, utilizzando piattaforme digitali come Google Meet, Zoom, Microsoft Teams e ambienti virtuali di apprendimento. Le lezioni si svolgevano in videoconferenza, i compiti venivano assegnati e consegnati tramite piattaforme digitali, e la comunicazione si affidava a email, chat o forum. Anche per alcune discipline sportive si è iniziato a fare lezione virtuali.
Tra gli aspetti positivi, la DAD ha stimolato l’uso delle tecnologie, migliorato la familiarità con gli strumenti digitali e permesso di continuare a studiare anche in situazioni di emergenza. Alcuni studenti hanno trovato vantaggi nella flessibilità degli orari e nella possibilità di rivedere le lezioni registrate.
Tuttavia, la didattica a distanza ha evidenziato forti limiti: la mancanza di socialità, l’isolamento, le difficoltà tecniche e le disuguaglianze tra chi aveva accesso a internet e dispositivi adeguati e chi no. Anche la concentrazione e la motivazione sono state messe a dura prova. In molti casi, l'apprendimento ne ha risentito, e si è compreso quanto il rapporto diretto con insegnanti e compagni sia fondamentale nel percorso educativo.
Aborto
Un percorso attraverso le storie, le emozioni, le scelte (e non) di interruzioni di gravidanza, tra tabù e giudizi sociali, discussioni, lotte femministe e mutuo sostegno tra donne. L’esperienza di aborto naturale di Marina e l’interruzione di gravidanza di Silvia in ospedale, i sensi di incompletezza e di colpa a cui sottrarsi con difficoltà, la battaglia per il diritto all’aborto raccontata da Lidia Menapace e il confronto con la situazione all’estero, fino all’esperienza di Paola, che in Ecuador accompagna le donne che decidono di interrompere la gravidanza.