Al convegno Memorie in Rete — Digitalizzazione e valorizzazione del patrimonio demoetnoantropologico, abbiamo portato un portale, tre archivi, una navigazione controcorrente rispetto al flusso algoritmico dominante.
Tutte a casa — la pandemia da Covid-19 raccontata dal punto di vista delle donne, in oltre 8000 video autoprodotti. Senza Rossetto — le testimonianze delle protagoniste del voto del ’46. Lunàdigas — un’indagine sulle scelte personali intorno ai diritti riproduttivi. Tre archivi scomposti, fluttuanti, indisciplinati: un archivio storico, un archivio vivo, un archivio partecipativo.
Perché l’eterogeneità non è un limite — è il nostro punto di forza.
Abbiamo parlato di citizen science audiovisiva, di metodologie partecipative che ridefiniscono il confine tra documentazione e soggettività. Di cura come gesto politico di attenzione verso ciò che il discorso pubblico tende sistematicamente a marginalizzare. Di presenza come resistenza: presidiare la memoria in uno spazio relazionale e politico in cui le storie vengono messe in relazione e attivamente reinterpretate.
Gli archivi restano. Le voci restano.
Nell’immagine in evidenza Cristina D’Eredità in aula alla Facoltà di Lettere e Filosofia de La Sapienza per il progetto Le Osmonaute